AAA

architetticercasi™

AAA architetticercasi 2010 - quarto classificato

Camilla Guerritore, Daniele Betelli, Sonia Cucci, Luca Varvello, Milan (I), 2010

L’area di intervento si trova in comparto urbano dinamico ed indefinito, caratterizzato da grandi trasformazioni che lo coinvolgeranno fino al 2015. In particolare, la sua collocazione su via Gallarate ne fa un’importante cerniera tra il sistema lineare sviluppatosi lungo l’asse di scorrimento stesso e l’estensione più introversa dell’area di futura espansione di Cascina Merlata.

condividifacebook twitter  0 commentivai  Via Gallarate, 421, Milano, MIapri mappa 

L’area di intervento si trova in comparto urbano dinamico ed indefinito, caratterizzato da grandi trasformazioni che lo coinvolgeranno fino al 2015. In particolare, la sua collocazione su via Gallarate ne fa un’importante cerniera tra il sistema lineare sviluppatosi lungo l’asse di scorrimento stesso e l’estensione più introversa dell’area di futura espansione di Cascina Merlata. Urban links interpreta il ruolo dell’area quale “preludio”del masterplan generale, divenendone la sua porta d’accesso e landmark urbano. Attraverso le scelte insediative operate, ci si propone di realizzare un trait d’union per stabilire relazioni trasversali città-parco e favorire la connessione tra il sistema di spazi aperti esistenti - a cui si aggiungono i nuovi spazi aperti del concorso Abitare a Milano 1 e l’ipotesi dei Raggi Verdi - ed il nuovo parco pubblico attrezzato. Tale scenario si è costruito con un intervento architettonicamente unitario ma a partire da tre volumi distinti e complementari. Non si prospetta difatti un fronte continuo lungo via Gallarate, peraltro estraneo alla logica di sviluppo che ne ha caratterizzato la costituzione, bensì, si definisce un sistema di testate che ospitano su più livelli funzioni di interesse pubblico. I volumi si sviluppano poi all’interno dell’area andando a ricercare prospettive e canali ottici verso lo spazio aperto, rimarcando l’allineamento all’asse visivo definito dal PII. Lungo il parco, i volumi si densificano in torri svettanti, articolate in modo plastico, per rispondere allo stesso tempo alla complessità del contesto in cui si inseriscono ed a criteri di sostenibilità ambientale. L’organizzazione degli spazi aperti mira a configurare un ambiente urbano come luogo dello scambio. La transizione dagli spazi collettivi agli spazi privati degli alloggi, si articola secondo passaggi successivi, determinando un gradiente continuo pubblico-privato, interno-esterno. Nonostante le indicazioni di masterplan non considerassero l’asservimento ad uso pubblico di tali spazi, Urban links prevede la costituzione di un nuovo spazio per la collettività, garantendo, con diversi dispositivi, privacy ai residenti. Gli accessi alla residenza ed ai relativi spazi comuni sono stati infatti portati alla quota +1.3 m, mentre al livello zero, in continuità con il sistema di servizi previsto da Abitare 1 e dal futuro masterplan, sono state inserite funzioni di interesse generale per il quartiere, come la biblioteca/centro culturale, la palestra e l’asilo, che possano fungere da nuclei di densificazione delle relazioni e degli incontri.

Urbanità

Il passaggio da terreno “libero ed incolto”a frammento di città per centinaia di abitanti, previsto dallo scenario di trasformazione urbana del PII di Cascina Merlata, porta con sè la forte esigenza di delineare, al di là della rispondenza ad esigenze tecnico-funzionali, una convincente idea di città e comunità . Urban links si propone dunque la costruzione di un sistema di relazioni -fisiche e visive tra i sistemi insediativi esistenti e quelli futuri - in grado di assimilare ed interpretare la complessità di un contesto in così forte evoluzione (dal punto di vista dello sviluppo urbano e delle componenti sociali che lo abitano) e suscitare nei futuri abitanti e fruitori dei nuovi spazi un rinnovato senso di appartenenza ed identità . L’urbanità viene ricercata pertanto nella dimensione relazionale dell’abitare, capace di assorbire e restituire la complessità spaziale ed esperienziale dell’intorno, conferendo una nuova stabilità semantica all’area di intervento.

Negando il canonico rapporto strada-edificio, e la riproposizione di isolati chiusi di tipo tradizionale, il progetto si delinea a partire dallo spazio aperto pubblico: vengono tracciati due “solchi” nella massa progettuale che stabiliscono ed enfatizzano la continuità città -parco, e si sviluppano, ora avvicinandosi, ora dilatandosi per configurare un sistema denso di spazi aperti attrezzati, che alterna zone filtranti a pavimentazioni dure, fasce di passaggio più compresse a luoghi per la stasi.

I volumi che ne definiscono i margini si sviluppano in profondità lungo l’area di intervento, aumentando di quota verso il parco, con l’obiettivo di perseguire una mediazione efficace, pur nell’elevata densità richiesta, tra la scala urbana e quella della persona. Tale intento è stato conseguito concentrando la maggior parte della volumetria in un sistema di tre torri sul parco, landmark del nuovo intervento ed elementi di relazione urbana con gli altri lotti del masterplan complessivo e con gli edifici dell’intorno. Le torri sono state articolate attraverso la duplice operazione di sdoppiamento e slittamento delle testate, tenute insieme da un corpo vetrato contenente gli elementi di risalita, per rispondere a molteplici istanze: l’incremento degli affacci e della volumetria, l’orientamento più efficiente dal punto di vista energetico, la ricerca di prospettive multiple e canali visivi sullo spazio aperto circostante, il rispetto delle distanze tra gli edifici. Queste si protraggono in direzione nord-sud in modo continuo, sino ad attestarsi su via Gallarate con corpi bassi sfalsati, che mediano tra la scala sovralocale e la dimensione umana dell’abitare. Viene così definito un ampio spazio aperto, valorizzato dalla presenza di funzioni pubbliche ed esercizi commerciali, che diviene una sorta di piazza di accesso all’area, protetta dalla strada da movimenti plastici del suolo ed alberature.

Si configura così un nuovo sistema insediativo che alterna pieni e vuoti e che nel suo sviluppo longitudinale, propone volumi fortemente ancorati al suolo, connotati da una densa porosità dell’involucro materico in intonaco grezzo e dall’andamento sinuoso delle coperture. Le testate delle torri ruotate verso est risultano invece più eteree, sollevate dal livello terra mediante pilotis e rivestite da un’intelaiatura metallica con lamelle in cotto. Le giaciture di queste ultime definiscono infine tre fasce, pavimentate in legno e sopraelevate rispetto al livello zero, che fungono da interfaccia tra lo spazio pubblico e lo spazio privato, divenendo gli spazi di relazione e scambio tra i diversi flussi.

Urbanità

Stili di vita

Urban links , collocandosi in una zona di limite e di frangia urbana, propone un’idea di comunità differente sia dagli “stili di vita”che caratterizzano il tessuto tradizionale cittadino, sia dall’abitabilità dei tessuti a bassa densità dei contesti extraurbani.

Il nuovo insediamento caratterizza, difatti, come un’area pedonale, definita da una quota zero “abitata”, che vede l’inserimento promiscuo di attività di tipo diverso, in modo tale da rendere i nuovi spazi “vivi” e controllati a tutte le ore del giorno. La mixitè funzionale è garantita dalla presenza di servizi, attività commerciali ed uffici, nelle testate vetrate lungo via Gallarate -in modo da favorire una relazione diretta con il quartiere esistente-, da residenza con giardini privati, nello sviluppo centrale dei volumi e dalla presenza di servizi alla residenza (sale riunioni, depositi bici) e servizi di interesse generale come la palestra, la biblioteca/centro culturale e l’asilo (dotato del suo spazio aperto protetto), posti nelle testate lungo il parco.

Sebbene lo spazio aperto generato prediliga i collegamenti nord-sud, propone un certo grado di permeabilità anche in direzione est-ovest, in previsione degli sviluppi futuri che quest’area potrà avere, attraverso ampi passaggi all’interno degli edifici che fungono da accesso alle residenze dei corpi bassi.

Il progetto di suolo attraverso cambi di materiale, di sezione e di altezza, definisce la forma e l’organizzazione dello spazio aperto. L’attacco a terra degli edifici, si struttura in maniera differente lungo lo sviluppo delle facciate. Da una parte con gli spazi aperti privati (giardini residenziali), dall’altra attraverso un sistema di rampe e scale che compongono i percorsi in quota (+1,3 m) generati dallo sdoppiamento delle torri, dai quali è possibile accedere alle diverse residenze. Questi spazi risultano essere allo stesso tempo di limite e di mediazione, definendo anche le connessioni tra le parti. Sono luoghi di transito e di filtro ma anche spazi “da vivere”, dove poter svolgere le diverse attività di aggregazione della comunità . I limiti fisici, definiti attraverso il progetto di suolo, non creano difatti limiti percettivi e relazionali, costituiscono al contrario dei veri e propri ambiti, rivolti all’uso libero e spontaneo delle persone: le differenze di quote divengono sedute, le rampe possibili aree gioco e piste per skater, le zone verdi alberate, luoghi ombreggiati per lo stare.

Rispetto alle modalità abitative dello spazio costruito, vengono proposti principalmente due stili di vita: “vivere negli edifici bassi”in rapporto diretto con gli spazi aperti pubblici e privati, oppure “vivere nelle torri” che privilegiano un affaccio più aperto e libero verso il parco. Gli spazi di distribuzione degli edifici alti, nei primi quattro livelli, vengono inoltre colti come occasione per inserire una serie di attrezzature per i residenti: spazi comuni, sale riunioni, ambienti liberi e flessibili nei quali è possibile svolgere funzioni connesse all’abitare.

L’architettura proposta lavora dunque in continuum con la costruzione dello spazio pubblico. Lo spazio aperto della quota zero viene reinterpretato nei diversi piani degli edifici, configurando ampie logge e balconi, su più livelli, come “estroflessione” degli spazi privati della residenza, in grado di attivare un sistema di “relazioni continue” tra gli abitanti ed i fruitori dello spazio pubblico. Si viene così a costruire un’ immagine tridimensionale dello spazio aperto come luogo per la socialità della comunità .

Stili di vita

Abitare

Per rispondere alle odierne esigenze dell’abitare, nella progettazione delle residenze la ricerca della qualità dell’alloggio è stata associata alla ricerca di un discreto grado di flessibilità degli spazi e degli usi.

I volumi assorbono in sè una grande complessità tipologica, offrendo all’interno dello stesso edificio una notevole varietà di unità abitative che sottendono modi e forme diverse dell’abitare contemporaneo.

Le tipologie proposte sia nei corpi a torre che nei corpi bassi, rispondono alle diverse forme di aggregazione collettiva della società contemporanea; inoltre, l’individuazione di un modulo strutturale che definisce la dimensione degli alloggi, permette l’eventuale unione di più nuclei abitativi, rispondendo in questo modo alla naturale evoluzione nel tempo del modus vivendi. Sono stati previsti, come da programma di concorso, i tagli richiesti, con la possibilità di trasformare unità residenziali minori in tagli di alloggio più ampi: accostando ad esempio due bilocali, si può ottenere un quadrilocale da 100 mq, o un trilocale da 70 mq + un monolocale da 35 mq, sovrapponendoli si ottiene un trilocale duplex da 100 mq.

La struttura dell’alloggio mira dunque a soddisfare la necessità di spazi flessibili e facilmente arredabili, mediante una distinzione tra nuclei di servizio (bagni e cucine) e spazi del vivere. Tali servizi vengono difatti generalmente posti in modo libero rispetto all’alloggio, pur non rinunciando all’areazione naturale, ottenendo così un maggiore margine di autonomia nell’uso degli spazi, svincolandosi dalla rigida demarcazione degli ambienti. Sempre a tal fine di perseguire un alto livello di flessibilità , gli alloggi sono stati dotati di un ulteriore elemento “jolly”: le ampie logge che, a seconda delle esigenze delle utenze, possono essere convertite in aggiuntivi spazi accessori all’abitare.

La scelta di edifici a torre è stata guidata, oltre che dalla rispondenza alla grande quantità volumetrica richiesta, dalla volontà di garantire al maggior numero di alloggi un rapporto diretto con il parco e gli spazi aperti di progetto. Nella composizione dei tredici livelli sono sempre stati accostati tagli abitativi differenti per perseguire l’accostamento di una mixitè di utenze che meglio si avvicina allo spirito dell’abitare cooperativo.

Per ampliare l’offerta abitativa, è stato inoltre scelto di realizzare abitazioni anche livello rialzato, dotate di giardino privato ed accesso indipendente, assicurando la privacy degli utenti grazie alla differenziazione delle quote e dei percorsi tra il flusso pubblico e quello privato. Il progressivo passaggio dagli spazi pubblici a quelli privati avviene infatti mediante una successione di ambienti con gradi diversi di condivisione dello spazio, dai percorsi pedonali sino ai singoli alloggi, favorendo la convivenza tra i residenti ed i fruitori più occasionali dell’area.

I numerosi spazi comuni previsti all’interno degli edifici, affiancati dai servizi di interesse generale da supporto per l’intero quartiere, permettono infine il costituirsi di una vera e propria comunità di abitanti.

Abitare

Costruire

Il progetto affronta diversi temi legati alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico affrontati alle varie scale di progetto: dall’organizzazione planimetrica degli spazi aperti e degli edifici, alla scelta dell’orientamento, al trattamento dell’involucro.

Come visto in precedenza, il masterplan si costituisce di tre edifici che si modellano da nord a sud, incrementando la loro altezza verso il parco: da un’altezza di 4 livelli su via Gallarate, alla conclusione in tre torri svettanti sul parco, alte 50 mt. Ogni volume si compone di un elemento basso ed una torre: l’edificio basso è definito dalla scansione di un modulo di 5 mt, che regola gli alloggi e conferisce flessibilità per una molteplicità di soluzioni tipologiche. La torre invece si sfrangia verso il parco in due elementi verticali, anch’essi modulari, distribuiti intorno ad un corpo scale centrale. La scelta di un sistema modulare è stata ha consentito di utilizzare una struttura di tipo tradizionale, standardizzando e riducendo i passi della pilastratura in modo da non richiedere ingenti sforzi strutturali e rispondere a requisiti di sostenibilità economica.

Desaturazione dello spazio aperto

Nonostante l’alta capacità edificatoria dell’area di progetto, è stato scelto un impianto planimetrico che non satura totalmente il lotto, ma privilegia l’alternarsi di pieni e di vuoti, di spazi aperti e spazi costruiti. Ciò ha permesso di mantenere un attacco al suolo filtrante, di collegamento fisico e visivo tra via Gallarate ed il Parco di Cascina Merlata, e di lasciare la maggior superficie possibile all’organizzazione degli spazi aperti pubblici e sistemati a verde. Inoltre, l’impianto adottato garantisce adeguate distanze tra i corpi edificati evitando proiezioni d’ombra tra gli edifici stessi e garantendo l’esposizione alla luce naturale diretta di tutti gli alloggi.

Orientamento

L’orientamento è uno dei principi fondanti della disposizione planimetrica degli edifici: le “linee direttrici”dei volumi si sviluppano sull’asse nord-sud e permettono di esporre i lati lunghi ad est-ovest, riducendo la presenza di zone residenziali totalmente esposte a nord e favorendo così un irraggiamento più omogeneo su tutti gli alloggi. Non per questo il fronte nord perde di valore, bensì assume una connotazione di pregio, in quanto affaccio diretto sul grande parco che sorgerà nell’area di Cascina Merlata. Questo fronte è caratterizzato dal sistema delle tre torri che si modellano verso il parco mediante ampi “sfondati”di facciata: questa soluzione compositiva garantisce agli appartamenti a nord di prendere luce anche da est e/o da ovest e di godere di un suggestivo affaccio sul parco.

Trattamento delle facciate

Agire sull’involucro comporta due sostanziali azioni. La prima riguarda la necessità di cercare di limitare le dispersioni termiche, intervenendo ove possibile; la seconda, invece, attiene all’opportunità di realizzare efficaci schermature per incamerare i raggi solari d’inverno e smorzare gli effetti negativi dell’irraggiamento solare diretto durante i mesi caldi.

I corpi bassi, strettamente legati alle torri (12X24 mt), sono rivestiti da una pelle di intonaco grezzo, che a sua volta sormonta uno spesso strato di isolante termo-acustico. La torre di minore dimensioni (8X24 mt), cambia invece linguaggio, risulta l’elemento più leggero, e stabilisce un rapporto più dinamico con il parco.

Per i tamponamenti esterni sono stati scelti materiali con un’alta trasmittanza, come i blocchi in poroton e i blocchi isotex in fibra di legno, che garantiscono un migliore comportamento termico dell’edificio. Inoltre sia gli edifici bassi che le torri sono dotati di schermature, calibrate in funzione dell’orientamento dei fabbricati e dell’altezza solare.

Gli edifici bassi e le torri (12X24m) sono dotati di antoni scorrevoli che possono impacchettarsi in un unico elemento e ruotare a schermare i raggi solari provenienti da sud; le torri (8X24mt) sono rivestite da schermi frangisole in cotto, lamelle mobili a sezione cava, montate su supporti metallici verticali. Questa seconda “pelle”posta a circa 30 cm dalle facciate, modifica il suo sviluppo a seconda dell’orientamento. Verso sud le schermature sono solo orizzontali, e spesso s’interrompono per lasciare spazio a grandi superfici vetrate in aggetto che sfruttano il sistema termico della serra solare. A est e a ovest, dove i raggi sono molto incidenti e producono eccessivi surriscaldamenti degli ambienti, le schermature sono poste anche in verticale. Infine a nord la griglia”“frangisole si compatta, diventa una pelle impermeabile che lascia spazio solo alla presenza di logge-balconi aggettanti, finestrate a est e/o a ovest, e che costituiscono il luogo di affaccio verso il parco.

Costruire


 

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